Bruno Lanzarini

Bruno Lanzariniè l'attore dialettale bolognese che più di chiunque altro ha segnato un' epoca e rappresentato un personaggio per la storia delle nostre scene in vernacolo. La vera qualità dell’attore Lanzarini nasceva da una capacità di osservazione attenta, minuziosa, scientifica quasi, nei confronti dei molteplici diversi aspetti dell’umana tipologia. Di questa sua dote usava con limpida intuizione anche per definire le caratterizzazioni dei vari personaggi di ogni commedia. Ecco perché Lanzarini, oltre all’essere stato molto probabilmente il miglior attore del teatro dialettale bolognese d’ogni tempo (un solo confronto è possibile per chi lo vide, con Augusto Galli), fu anche ottimo maestro di recitazione.

1902
Nasce Bruno Lanzarini.
Era nato all’arte della commedia come burattinaio, dando voce e gesti alle teste di legno in quel casotto che aveva creato in affiatata collaborazione con il fratello Guido a cui si affiancava saltuariamente anche il terzo fratello Alfredo (cfr Cronache).

1925
Goffredo Galliani lo chiama al Contavalli assegnandogli fin dall’inizio ruoli di “caratterista”, nonostante la giovane età (cfr Cronache).

1930
Entra a far parte della grande compagnia di Angelo Gandolfi al Corso, vivendo così la stagione d’oro delle nostre scene vernacole e interpretando sempre parti di persona anziana. Già da allora si andava affinando quella sua decisa personalità con la quale vent’anni più tardi avrebbe raggiunto i massimi vertici. (cfr Cronache). Si distingue nel Noster Prossum di Testoni e in Spanezz di Gherardi.

1944-1949
Muore Gandolfi e pian piano Lanzarini emerge nel gruppo di attori amministrati da Amedeo Cevenini (cfr Cronache).

1948
«Compagnia del Teatro Bolognese» (così si chiamava il complesso di Cevenini) presenta (…) Lavurèr l’é fadîga di Pezzoli (…) Lanzarini, protagonista, centra una memorabile interpretazione. Lanzarini da qualche tempo ha preso a concludere gli spettacoli con comicissimi monologhi. La sua ascesa incomincia. Ancora un anno, e poi le sorti del teatro bolognese saranno in mano a lui. (cfr Cronache).

Luglio 1948
8 luglio, I cónt sänza l òst, da La vittoria di Pirro, 3 atti di Ugo Palmerini ridotti da Ettore Bolognesi: altra bellissima interpretazione di Bruno Lanzarini che terrà in repertorio la commedia fino agli ultimi anni di attività. Il 17 luglio 1948 si inaugura con Il Cardinale Lambertini con per la prima volta Bruno Lanzarini protagonista. (cfr Cronache).

1949
Iniziò a volare con ali proprie, dando vita a una lunga serie di personaggi (cfr Cronache). 
Lanzarini si stacca da Cevenini e forma compagnia propria.  Il debutto avviene nell’ottobre al teatrino dell’Euridice, in via degli Angeli, dotato di un palcoscenico bifronte come Giano: d’inverno, il sipario si apre sulla piccola sala; d’estate, nella parte posteriore, che dà su un ampio cortile. Quali le commedie? Lanzarini non può attingere al repertorio testoniano, di cui tuttora Cevenini ha l’esclusiva: sceglie allora, di altri autori, le commedie a lui più congeniali, quelle che gli han dato la prima fama. Tra le altre, I cónt sänza l òst, Che cucâgna, sgnèr Flî§!, Tintinèga. Presenta anche due atti nuovi di Badini, La canbièl e Sänza maré: breve storia patetica di un debito condonato, la prima; comica storia di tre zitelle che s’illudono di aver trovato un buon partito, la seconda. Affronta pure nuovi copioni: La vójja ed frèvla, 3 atti di Rovinelli ridotti da Massarenti (27 novembre); Ai ò amazè Cecé, da La buon’anima, 3 atti di Palmerini ridotti da Bolognesi (11 dicembre); In cà mî as <êrla pr al drétt, 3 atti dovuti ancora a Rovinelli-Massarenti (1° gennaio 1950). Il successo è folgorante, tanto più che Lanzarini non ha perduto la buona abitudine di dare al pubblico il contentino finale: barzellette, monologhi, che interpreta in maniera spassosa disegnando figurine azzeccatissime. Basti ricordare Mî mujêr l’é una bôna dòna, Il tenore sfiatato (ovvero A Parma, fischi!) e in particolare il bellissimo ubriaco di E té prélla!Lanzarini era dotato di un acutissimo spirito di osservazione: nell’impostare i suoi personaggi aveva cura di arricchirli con gesti, intercalari, tic, annotati e ripresi da vivi campioni di umanità. «I monologhi di Lanzarini avevano tutti la medesima struttura: una frase-refrain iterata a intervallare alcuni brevi episodi in cui il personaggio interpretato si raccontava, si chiariva, si definiva. Così nel più celebre di essi, quello dell'ubriaco. Un ubriaco che non aveva nulla a che fare con gli esempi celeberrimi di Carlo Musi, di Umberto Bonfiglioli: perché non costruito su una convenzione teatrale, ma derivato dall'osservazione di un ubriaco vero che, a sbornia acquisita, “monologava” nella strada. E il monologare è forma espressiva propria dell'ubriaco. Al termine di ogni “episodio” (erano, in realtà, riflessioni, ragionamenti, assurdi sofismi di esplodente effetto comico), Lanzarini effettuava una “promenade” dall'uno all'altro lato del proscenio. A metà via, con voce impastata, mugugnava; «Trai, trai, carugneina .,.». Ancora due passi e poi, con uno squillo improvviso come il “chicchiricchì” d'un gallo: «In vétta a l'âlber!». Arrivato alla parte opposta si arrestava. E in tono basso, quasi di filosofo autoironizzante, concludeva: «E té prélla!...». Il dietrofront, eseguito sulla gamba rigida, preparava dinamicamente l'episodio successivo. L'iterazione, nel suo infallibile meccanismo, accresceva via via l'efficacia del “refrain”. E il culmine dell'ilarità veniva raggiunto verso la fine quando, dopo vani tentativi ripetuti durante tutta l'azione scenica… Lanzarini “riusciva” a infilare la mano nella tasca dei pantaloni.» (A.Lucchini, Cara Bologna, Bologna, Tamari, 1979, p.131).

1951-1955
Nel cinema Lanzarini ha recitato in 13 film e molti sceneggiati televisivi, tra cui: 1951: Arrivano i nostri, Totò terzo uomo: 1952: Cinque poveri in automobile; Il Padrone del vapore: 1955: Hanno rubato un tram; Totò e Carolina.

Marzo 1952
Il 18 marzo Lanzarini torna al Duse con un’altra rivista di Cristofori, Pardieri e Enzo Biagi: A sän a pòst!, con musiche del M° Cremonini. Vivissimo successo.

Estate 1952
Il 27 luglio, all’Arena San Felice, Lanzarini presenta a sua volta una novità: L albêrg di puvrétt, tre atti di Cesare Sarti. (…)Una bella commedia e un bel successo. (…)
Sempre Lanzarini, il 13 agosto, presenta all’Arena San Felice un suo atto unico:Vlaires bän, scritto espressamente in onore di Dina Brunorini, cui era dedicata la serata. (cfr Cronache).

Ottobre 1952
Lanzarini porta sul palcoscenico del Comunale la commedia vincitrice di un concorso bandito dal Comune di Bologna: I mî ragazû, 3 atti di Cesare Sarti. (…) È la storia di una vedova (interpretata da Fanny Bertelli) (…) e un anziano spasimante, cronico ubriacone (Lanzarini). (…) Il giorno dopo è la volta della seconda classificata: Un fîg da la gåzza, 3 atti di Ugo Balestri. (…) Il lavoro assai divertente, si attaglia perfettamente ai panni di Lanzarini.

1953
All’inizio del 1953 la “Famajja Bulgnai§a” organizza una stagione dialettale alla Ribalta, a cui prenderanno parte le due formazioni bolognesi (Lanzarini e Città di Bologna). La commissione appositamente costituita annovera bei nomi: ne è presidente Lorenzo Ruggi, direttore organizzativo Angiolino Boriani; gli autori vi sono rappresentati da Cesare Sarti e Andrea Badini, gli attori da Bruno Lanzarini; ne fanno parte anche i giornalisti con Adelmo Paioli, Mario Bonetti e Giannino Zanelli. Primo a salire in palcoscenico è Lanzarini il quale, oltre ai lavori di repertorio, presenta (8 gennaio) una sola novità: A t’aspèt, tre atti di Rovinelli adattati, come sempre, da Massarenti, commedia che col titoloPar l unåur aveva vinto il terzo premio al predetto concorso. (…)

1954
Alcune novità presentate da Lanzarini: Forza, Giovannino!, 3 atti di Rovinelli, ridotti stavolta da Lanzarini stesso (Arena San Felice, 10 agosto);La mî Bulgnâza, collage di scenette in due tempi di Lanzarini (Salone del Palazzo del Podestà, 13 agosto); Bòja l ultum!, rivista in due tempi di Magoni e Tolomelli, con musiche del M° Mario Falciasecca (Arena San Felice, 10 agosto) (cfr Cronache).

1955
Una sola novità: La strèla cumatta, 3 atti di Cesare Sarti che Lanzarini presenta l’8 gennaio alla Ribalta. Lasciamo la parola, per darne notizia, ad Andrea Badini: «Un buon lavoro di equilibrato umorismo, nel quale sono narrate le vicende di un tipo originale e ameno, costretto a chiedere asilo nella casa del fratello, succubo della propria moglie. Ospitalità osteggiata in ogni senso dalla ferocissima cognata, la quale finirà per ammansirsi… Ottimo il successo, specie da parte di Lanzarini, che allinea un ennesimo personaggio nella sua ormai ricca galleria di figure caratteristiche petroniane. » (cfr Cronache).

1957
Il 6 gennaio alla Ribalta, Lanzarini mette in scena Uno-ics-due, 3 atti comici che traduce da una pièce veneta di Oscar Wulten (cfr Cronache).

Estate 1957
Poi una simpatica, meritoria iniziativa di Franco Cristofori, che ottiene dal Comune il permesso di allestire un’arena estiva nella piazzetta di San Giovanni in Monte. Lanzarini vi presenta anche un nuovo atto unico di Alberto Malossi: L udåur dal pan frassc, che a tinte delicate, stavolta, ribadisce le ottime doti del non più giovane autore. Viene anche recitata la trilogia dei Pi§unént. Nella scena del cortile, gli attori si affacciano alle vere finestre di una casa della piazza. La compagnia Lanzarini è ora così composta: Carla Astolfi, Armando Bautti, Fanny Bertelli, Ettore Bolognesi, Angelo Cicotti, Clara Colombini, Vittorio Franceschini, Fernanda Francia, Adriana Lanzarini, Bruno Lanzarini, Annamaria Lucchini, Arrigo Lucchini, Valentino Macchi, Nino Massarenti, Natalina Poggi, Bruno Tolomelli e Gigi Zuntini. Vi entreranno poi gradualmente anche Luciano Bianchi, Diantos Cavara, Vittorina Corticelli, Giorgio Grisoni, Luisa Ravenda, Adalberto Santini e Remo Scoto.

1958
Unica novità dell’anno, Lanzarini porta in scena, al Duse il 12 aprile, Serata d’onore, un atto di Dino Falconi da lui già interpretato in televisione e che ora riduce per le scene petroniane.

1959
Il 10 gennaio, mette in scena alla Ribalta >änt cum và di e con Lucchini.
Sempre nel 1959 Lanzarini recitò con il Teatro Stabile di Torino, la commedia musicale, Il Cappello di paglia di Firenze con Giustino Durano.

1959-1968
Un momento di eccezionale rilievo, nella sua luminosa carriera, fu l’esaltante esperienza vissuta col “Piccolo” di Milano e con Giorgio Strehler nella realizzazione di quel meraviglioso spettacolo che fu Arlecchino servitore di due padroni. La sua interpretazione del “Dottor Lombardi” fu lodata in tutto il mondo: Francia. Inghilterra, Belgio, Germania, Russia. Medio Oriente, Marocco, Tunisia, Stati Uniti, Canada, America Latina. Raccontava Lanzarini della sua struggente commozione quando, dopo una balanzoniana “tirata” in un teatro di Buenos Aires, udì una voce squillante sopraffare gli applausi e gridare: «Viva Bulåggna!» con perfetta pronuncia petroniana. (725 repliche) (cfr Cronache).

1970
Lanzarini comincia a soffrire di non lievi malanni. A un certo momento, i medici gli proibirono di recitare: il rischio era la sua stessa sopravvivenza. Lui scelse, coscientemente, il rischio: perché l’abbandono delle scene avrebbe significato per lui una fine peggiore della stessa morte. (cfr Cronache).

1975
Nel Ferragosto festeggia le sue nozze d’oro col teatro bolognese (cfr Cronache).

16 febbraio 1976
Muore Bruno Lanzarini.